stanno per mangiare howard

    arrancare stabilmente

 



il peggio cuore

arteria aorta
arteria brachiocefalica
arteria carotide sinistra
arteria polmonare
arteria succlavia sinistra
arteria tricuspide
atrio destro
atrio sinistro
corde tendinee
muscoli papillari
setto interatriale
setto interventricolare
valvola mitrale
valvola semilunare polmonare
vena cava inferiore
vena cava superiore
ventricolo sinistro


il mio arrancante indirizzo
le mie arrancanti foto
le mie arrancanti NUOVE foto

non avevo di meglio da fare
oggi
maggio 2007
gennaio 2007
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aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003




questo è un bottone inutile


venerdì, maggio 11
 

vortice di terrore e tensione in quei momenti dove una piccola stanza buia sembra la segreta di una castello magnifico.

non riesco a seguire molto due cose insieme.
quindi purtroppo mi sto perdendo molte cose belle su splinder.
ora ho questo indirizzo dove metto foto e parole.
i commenti possono metterli solo gli iscritti.
ma mi fa piacere anche che visitate e basta.


http://flickr.com/photos/cavidacciaioalpostodelcuore/



a quei momenti dove non vorrei parlare e stare in silenzio e confondermi con il muro.
a quei momenti dove vorrei parlare per giorni, senza troppi attimi di stallo e prendere troppo fiato.
a quelle giornate dove correrei mano nella mano in prati con erba alta e allergie in agguato.
a quelli dove l'unico prato è il cemento o delle scale ripide e assurde.
ma la corsa è sempre costante e pazza e con la persona che mi fa star bene, in quel momento.
giorni che verranno come il caldo che avanza a maniche corte e gocce di sudore in pomeriggi di lavoro.
giorni a conoscere e fotografare.
e stare fermo o camminare.
a non perdersi in ricordi e a sorridere.
affrontare a pieni polmoni ogni difficoltà e fare lo scemo con una lampada da meccanico.
qualsiasi cosa verrà la prenderò e la porterò a casa.
classificandola come "esperienza"senza troppo starci a pensare.
che il giallo mi piace e ogni volta che lo vedo addosso alla gente, sorrido.
non mi faccio capire alle ore | 11:55 | commenti (13)?


domenica, gennaio 21
 

sciogliendo il cuore, i ghiacci e le parole.

è strano,
ma in questi giorni, improvvisamente estivi,
non ci sono molti animali in letargo.
gli orsi hanno le magliette a maniche corte
e le rondini girano spaesate  in cieli troppo azzurri,
con occhiali ray-ban, quelli anni ottanta.
di solito in questo periodo sono in pieno del torpore invernale.
come il ghiro e la formica.
come la vipera e la chiocciola.
la marmotta o che ne so.
è strano,
doveva venire un vento che ci trascinava via.
un vento gelido e pallido.
come l’ anno scorso.
che costringe le persone a rimanere a casa,
prigioniere di reality show senza grazie o di qualche quiz squattrinato.
ma ieri ci stava gente in piazza.
sembrava giugno.
ed io sbadigliavo.
io sono in letargo.

l’ultimo orso con un buco di caverna, moderno ma non troppo grande.
gli amori li chiudo in una scatola e  si riaprono più in là.
i miei movimenti sono lenti e calibrati.
niente coccole e corse al parco.
niente maratone di baci.
ho forze solo per me, in questo periodo.
per le bevute non moleste,

per i pensieri senza via di scampo.
per le foto non spettacolari.
per la mia cucina non esotica.
una splendida persona in letargo.
aspettando che il mondo si rilassi un po’.
e dorma beato, senza patemi d’animo.
beato e pigro.
per poi risvegliarsi a primavera.
in un’orgia di sentimenti
eloquente.


nuovo indirizzo di foto.
ogni tanto ci metto qualcosa.
http://www.flickr.com/photos/49913130@N00/


 

non mi faccio capire alle ore | 22:12 | commenti (20)?


lunedì, gennaio 15
 

overdue



quest’ anno mi prenderò del tempo prima che scada
come del latte troppo esigente in un frigo fashion.
mi prenderò del tempo e andrò in un altro pianeta a proclamare il mio regno
e a conficcare sul terreno, bandiere non nazionaliste e tricolori.
 espanderò la mia dittatura fuori da questa stanza.
che gennaio a maniche corte e bermuda mia nonno se lo sognava nel ’52.
si sognava anche la merenda griffata e la crema antirughe per l’uomo non ancora vecchio.
lui e i suoi discorsi duri e comunisti e il vino quello buono,
si sognava questo mondo senza troppo senso.
mio nonno si sognava il mouse senza fili e una tastiera ergonomia.
che nel ’86 la primavera è arrivata presto e il computer era solo un’utopia per pochi.
ora ci sono cimiteri per elettrodomestici, e il mio nonno non capirebbe.
la gente si parla tramite monitor e bestemmia ad uno schermo non troppo grande.
mio nonno non sarebbe d’accordo di questo post comunismo.
meglio la lotta senza troppe parole.
direbbe lui.
senza girare troppi discorsi.
non piango lui perché è lontano ed era più alto di me.
che nel ’86 il lecce era già retrocesso quando ha rovinato la festa a roma e alla roma.
che nel'86 non mi ricordo in che mese è morto.
quest’anno mi prenderò del tempo.
oltre a questa dittatura che è la mia stanza.
ricorderò senza rimpianti e vivrò senza illusioni.
aspettando di non innamorarmi di nuovo.

e di vivere nervosamente ogni attimo che mi spetta.
e farò il bravo senza dare troppe testate.

bugiardo, arrogante, testardo e villano.
ma farò il bravo più del solito.
è che a parole sono bravo.


non mi faccio capire alle ore | 15:53 | commenti (5)?


venerdì, gennaio 05
 

foto e qualcosa senza troppo senso.

vedi e ascolta.



in due.
foto,2007




scriverò qualcosa di sensato e giusto.
dopo questa mia epifania lavorativa.
non so quanto sensato e giusto.
ma scriverò qualcosa.
per voi.
due o tre.


un vecchio pensiero del gennaio 2005:

una volta, la mia maestra delle elementari,
il giorno dopo l'epifania,
 mi ha dato del bugiardo.
quella befana.
quella volta, giuro, non lo sono stato.
non mi meritavo il carbone, quel giorno.
ma da quella volta sono diventato un perfetto bugiardo.
mentirei giurando il contrario
.

non mi faccio capire alle ore | 20:10 | commenti (3)?


lunedì, gennaio 01
 

un gatto bellissimo e rilassato per un nuov o anno screanzato e non screansato(p.lei non si applica)(ha ragione signora maestra)

 s

 

buon anno da zea.

buon anno dalla parte con il buco della mia camera.
dalle mie scarpe non più nuove.

dalla mia faccia da schiaffi.
dal mio sesto senso.
buon anno dai morti per i vivi.
dalla mia macchina fotografica.
dalla mia lista di cose da fare.
dal mio savoir-faire.
buon anno da me.
dal mio lavoro con il presepe con manichini.
dal cuore con i cavi.
e dolci per voi.
per questo prossimo nuovo anno.
buon anno o una cosa del genere.
e se faccio il cattivo,
siate clementi,
non impiccatemi.


.

non mi faccio capire alle ore | 14:05 | commenti (4)?


lunedì, dicembre 25
 

25 anche qui.

 

 

mi sono fermato a guardare le stelle.
e le case piene di cibo e regali.
sopra, in quel palazzo enorme e vecchio come me.
mi sono fermato  per comprendere che natale era in quell'istante.
in quel momento,
con la macchina fotografica in mano.
il 25 era anche lì.
e in quell'attimo
in quel preciso attimo di natale.
mi sono distratto e ho pensato ad un altro natale.
probabilmente ad uno futuro e peccaminoso.
alle storie che scriverò.
a quelle che ho scritto.
a persone che nuotano verso l'ignoto.
e in quell'attimo mi sono distratto.
mi sono distratto e ho starnutito.
buon natale da qui.
se ha un senso il buono
o se ha senso il natale.
comunque buon qualcosa da qui.
sopra in questo palazzo vecchio quanto me.
da questa città che fugge via.
verso un lato.
un po' verso l'alto.
leggermente sfocata.

non mi faccio capire alle ore | 22:44 | commenti (3)?


venerdì, dicembre 22
 

con la c e non la cappa.


per la serie:
parlo di persone.

con la c e non la cappa.

lo dicono adesso in televisione.
un politico sindaco lo dice.
è come un grande baule che lasci in soffitta.
ed ogni tanto vai a guardarci.ed è una festa.
basta che non ti rincoglionisci da vecchio,
tra alzheimer o qualche malattia buffa.
i miei ricordi sono un bordello.
mi ricordo da piccolo che ne avevo due o tre.
e uscivo di casa e pensavo al giorno prima.
o a quella vacanza in quel posto di cui so il nome.
o del gelato succhiato da una pipa.
e tu ragazza di bologna.
tra colonne e corse
sei dentro a quelle cose.
ai ricordi che non moriranno.
che non è amore
e non è rimpianto.
ho bevuto un po’ di grappa oggi
che mi sentivo un po’ scrittore.
e lo scrittore beve mentre pensa e scrive.
non sono bravo, quindi niente whisky.
solo grappa da quattro soldi.
e scrivo per non far morire le parole nel cervello.
che tu sei ad una manciata di concetti da me.
ad una manciata di parole.
ad frammenti di vita vissuti insieme.
mentre le cose sembravano ok.
ed io non invecchiavo.
è che non so molto della tua vita in questi giorni.
ricordi lasciati a bologna o sul mio letto.
o a pochi passi dai poliziotti, con i nostri sguardi ubriachi.
o con quel gioco dell’alieno stupido e stupito.
che non abbiamo finito.
e che non finiremo mai.
che tra poco è natale.
e non mi sento buono o caro.
ma mi fotte questa faccenda dei ricordi.
i ricordi di persone che non sono più mio affare.
che non riesco più a decifrare un loro broncio
o un respiro di traverso.
o un abbraccio dato all'improvviso.
o a quella notte di caldo dove bologna era piena di vita.
ed io ero stanco ma sorridevo.
e ho corso con il motorino questa notte.
con il freddo che prendeva ogni parte di me cercando di lacerarmi la pelle.
con un racconto nella testa ma senza parole per comporlo.
e pensavo a te.
con la paura che rimarrai chiusa nei ricordi e nelle cose non dette.
che la mia vita è piena di piccole scatole.
scatole non troppo grandi e con fiocchi natalizi.
altro che veltroni e il suo baule.
i miei ricordi sono farabutti.
che poi verrà qualche malanno e mi porterà via tutto.
quindi sappi c e non cappa.
che quando correvamo eravamo bellissimi.
che nelle prossime corse saremo veloci.
che poi scriverò racconti.
ne leggerò alcuni nel 2007.
e quando diventerò bravo ti farò un fischio.
e sarò presuntuoso come sempre.
con il mio bene pieno per te.
e i miei baci suadenti.
che poi saluterò i tuoi angeli e il baule dei ricordi.
da vecchio tra malattie buffe e alzheimer.
con i miei tre ricordi che ronzano in testa.
ricordi infantili.
immagino.
e mi dimenticherò di quando noi eravamo riflessi.
dannazione.

 





 

riflettendo noi ervamo eroi.riflessi.

non mi faccio capire alle ore | 14:42 | commenti (3)?


martedì, dicembre 12
 

anche sfocata era ok. pensieri senza conclusione

capelli appiccicosi e sogni appiccicati.
dicembre,
le  parole sono chiuse dentro buoni propositi e future speranze.
sono stabilmente quieto nel mio nervosismo.
che le vacanze di natale le vedrò in cartolina.
e mi riposerò quando gli altri lavoreranno o diventeranno nuvole.
mi sono fatto fregare anche un giorno di festa,
mentre ero distratto e mi riempivo la bocca di dolci dolcissimi.
è che non riesco a dire di no con troppa frequenza.
e mi faccio fregare.
non sarei un buon dittatore.
crollerebbe il mio regno in poche settimane.


capelli appiccicosi e polpastrelli scoperti e sensibili.
il tempo gira rotante e tagliente e
si ferma solo su immagini che strappano sorrisi e malinconia.
sono uscito dopo cinque minuti di autocritica e riflessioni all’acqua di rose.
poi il mio cane è corso lontano con uno più giovane e veloce.
non  mi ascoltava ed è fuggito via.
ho imprecato per venti minuti.
sono una frana come padrone.
è tornato e sembrava più felice di prima.
e più veloce di me.
e mentre mi sorrideva,
le mie mani erano gelate.

non mi faccio capire alle ore | 17:53 | commenti ?


lunedì, dicembre 04
 

La diagonale della morte di lory del santo.

premere play per la musica

(aspettate la musica per cominciare a leggere)
(ecco)


 I

oggi ho pulito questa dannata stanza a fondo.
nascondendo cartacce e lettere in cassetti all’interno dell’armadio.
buttando cartacce e inutilità, all’occorrenza.
ogni tanto lo faccio.
pulire e riordinare prima della bufera e del caos.
ogni tanto lo faccio,
scoperchio  il mio cuore e per un giorno lui diventa casalingo e retto.
lentamente i ricordi percorrono la mia pelle e la mia testa.
tra la polvere e la stanchezza.
ed io come un moderno nerone decido cosa mettere nella busta nera
e cosa conservare carinamente nella mia stanza.
la musica scorre mentre i miei muscoli e i miei pensieri sono reduci da due nottate lavorative.
ho conservato cartoline e cd,
buttato giornali e riviste.
ho conservato pennelli e colori,
buttando pile scadute e disegni non riusciti.
ho conservato il portachiavitestadignomo.
quello brutto che “solo per gioco” volevo lanciare fuori dalla finestra.
ricordi che si aggrappano vigliaccamente con le unghie allo stomaco.
tentando di farmi male o farmi sorridere.
ma mi ritrovo ad essere imparziale tra la polvere e il disordine.
a contrattare con la gioia e il dolore.
e il sacco nero e di plastica è quasi pieno
e pesante.

II
e la musica scorre lentamente e mi scaraventa in posti freddi, lontani e saporiti.
mentre la mia stanza è quasi in ordine.

dove scriverei senza fermarmi mai.
ogni secondo della mia vita dovrei scrivere.
forse finirei a parlare delle stesse cose,
e forse ne parlerei con il mio stile di sempre.
il mio non stile,
ma ogni volta diversamente.
ammazzando e scrivendo di nane tettone
di gelati giganti e baci chilometrici
o benedicendo madri già benedette dal candore e dallo splendore.
o scrivere delle corse dei figli affamati
in posti freddi a scrivere e parlare.
lontano da ogni fantasma e da ogni dramma.
e pensare,
scrivendo, pensare.

 


III
 lory del santo è cambiata dalla morte di suo figlio.
che non so quanto tempo è passato.
ma so che qualcosa è cambiato in lei da quel fatto.
quando si trova davanti ad una telecamera,
lei guarda in una direzione che ritiene più giusta se stessa.
in diagonale rispetto al suo pubblico prediletto.
fregandosene dei canoni televisivi e di sorrisi del conduttore,
perfettamente paralleli al telespettatore.
guardando e uccidendo chi la  intervista.
vendicandosi della morte
o forse non è proprio così.
forse è solo un ennesimo personaggio narciso
e pensa che quello sia il suo lato più bello.
non so,
ma ogni volta che vedo lorydelsanto
capisco che il dolore a volte non sparisce.
si nasconde tra la pelle e sorrisi.
ha una diagonale precisa
che continua per anni senza piegarsi mai.
e niente può cambiare molto il senso di questa perfetta linea obliqua.
tra domande e telecamere.
tra sorrisi e quotidianità.
tra me e il mondo.
tra voi e il mondo.
tra lory e la sua diagonale.
la musica continua.
le parole sono finite.
ma aspettate che finisca la canzone.
che poi forse ci ritroveremo nello stesso posto.
freddo, lontano,

saporito.

IV
se la canzone è troppo lunga,
potete rileggere le mie assurdità.


la diagonale della morte di lory del santo


fine

non mi faccio capire alle ore | 21:33 | commenti (2)?


lunedì, novembre 27
 

dopo un sogno abbastanza confuso.

fuggire
ogni volta che la porta è aperta.
che il cancello è spalancato e il cielo limpido.
le macchine parcheggiate con il motore spento.

mentre i poliziotti dormono e i cani pregano.
ogni volta che le donne parlano di pettegolezzi o
di vacanze in studi televisivi.
mentre  le stesse donne,
sbadigliano durante standing ovation ad ex pseudo maghi.
mentre berlino sembra una ragazza alta e bella.
e i baci assomigliano  a racconti non troppo lunghi.
ogni volta che il caffè è troppo caro e non troppo nervoso.
ogni volta che la porta è aperta.
che il cuore è aperto.
le finestre spalancate su un futuro migliore.
che la scrivania è di cemento
che ogni sguardo sembra perso.
fuggire.
senza bagagli.
per respirare un po’.
fuggire a
port angeles.
e parlare con carver.
o in qualsiasi posto.
per poi svegliarsi nel proprio letto.
dopo un sogno non troppo erotico.
e pensare.
con un cuore gonfio di limpida gioia
e ali grandi.
davvero grandi.

non mi faccio capire alle ore | 20:14 | commenti (3)?


martedì, novembre 21
 

pensieri materni di una persona scorbutica e senza poesia.

appoggerò la mia mano sulla pancia di lei.
quando non sarò molto ubriaco
 in un giorno zuppo di pioggia o con un sole non troppo arido.
mentre mi distraggo in una passeggiata senza senso.
appoggerò la mia mano sulla pancia o bacerò la sua fronte.
senza nessun odio verso il mondo
e senza la prospettiva di un futuro migliore.
mi andrà di farlo.
scrittore stanco e senza troppo amore.
e se avrò le mani fredde,
mi metterò dei guanti non ruvidi.
e se avrò delle labbra non buone,
quel giorno lo saranno.
labbra lucide e buoni propositi.
auguri per le nuove cose
che verranno mentre qualcuno farà un pisolino
o imprecherà contro nuvole speziate.
buona fortuna per tutto.
per ogni cosa che verrà.
per ogni cosa da conoscere e scoprire.
e mentre mi distraggo in una passeggiata senza senso verranno gli auguri.
e fiocchi  rosa
o azzurri.



non mi faccio capire alle ore | 18:31 | commenti (4)?


giovedì, novembre 16
 

a proposito di sorrisi eclatanti.

non ho voglia di lacrime oggi.
non ho voglia di loro,
da adesso fino al prossimo milione di dollari guadagnato.
non ho pianto in questo novembre sciancato.
per dirla tutta non piango da un po’.
anche se la tristezza esce fuori per una boccata d’aria ogni tanto.
la tristezza è un serpente che striscia nel ventre della vita.
come quello che vidi da piccolo, in una campagna ,
che ora non so dove e quando.
feci un salto verso il cielo per fuggire da quel terrore, quella volta.
come quella volta che corsi via temendo di affondare giù..
la tristezza striscia e affonda.
ma a parte le farneticanti premesse, non mi sento molto triste oggi.

nervoso nella mia tranquillità,
non penso al futuro prossimo.
questo natale sarà pieno di regali tecnologici e di dolci privi di crudeltà.
i baci arriveranno al gusto di melassa
ed io bacerò la calma  che cerco da anni.
non penso al futuro prossimo.
a gennaio mascalzone o febbraio che non ha voglia di scherzare.
prometto che camminerò via da qui più spesso da marzo a settembre.
cercando di non litigare o uccidere.
nervosamente tranquillo.
scrivere e urlare.
non penso alle prossime lacrime.
perché saranno di qualcosa che viene fuori da ricordi di morte
o ricordi d' addii.
o ricordi di gioia senza sbocchi.
quei vicoli ciechi di felicità che portano a testate contro il muro.
non penserò ai capelli bianchi nei prossimi trent’anni.
e non mi darò da fare per conquistare questo mondo
dove le illusioni hanno le ascelle rasate e conti in banca grandi come castelli.
cercherò di fare bravo quando non mediterò sul mio futuro.
ai pennelli che non  faccio correre su tele .
alle parole che non utilizzo spesso.
al quaderno di cucina che non ho.
alla mia ex futura moglie che non ho ancora conosciuto.
esco fuori nervoso come un pescatore del maine.
instabile come uno scienziato depresso
e discolo come un attore porno in pausa pranzo .
non ho voglia di lacrime oggi.
non ho voglia di loro,
 da adesso fino al prossimo milione di dollari guadagnato.
perchè allora piangerò

e solo in quel momento mi ricorderò il perché.
di tutto.
non mi faccio capire alle ore | 14:24 | commenti (4)?


sabato, novembre 11
 

quella era musica giurata

era dentro una moleskine nera
l’affetto che aveva lei per me.
si leggeva tra le righe e si capiva la non banalità delle parole.
o almeno, non c'erano rime stucchevoli.
non c'erano rime.
dubitavo di trovarne qualche traccia di quell'affetto,
 oltre all’inchiostro denso e ai pensieri irrequieti..
ma qualcosa sicarpiva,  tra segni e segnali.
tra ricordi e accordi.
e mentre viaggia in un treno,
quel qualcosa si spostava.
quell'affetto,
era di una signorina in mezzo alle mie convinzioni.
regina dei punti di sospensione..
e aspettava che il suo mondo si incastrasse in qualcosa di buono.
che poi è venuto.
io arranco stabilmente.
e senza bronci o pianti.
è passata una vita e non mi ricordo bene di lei.
ho ancora dei maglioni orribili e sono spaesato come un pacman.
le cose cambiano ma mi bevo il caffè velocemente.
come sempre.
non mi ricordo cosa mi piaceva di lei.
forse come mi guardava e che tutto non sembrava un problema.
e ogni tanto volavamo.
e quel buono che c’era è finito nella moleskine.
e la moleskine è finita in una scatola.
quella scatola in un armadio.
che non apro spesso.
e racchiudo tutto là, senza rancore.
e ogni tanto rileggo per poi scrivere di storie nuove.
che le cose scorrono.
e cambiano.
ogni tanto qualcuno cade,
ma non ti preoccupare,
ma stanno tutti bene qua.
non mi faccio capire alle ore | 18:26 | commenti (3)?


lunedì, novembre 06
 

lame rotanti per gioie incostanti.

quando erano giganti i miei eroi.
e i gelati si squagliavano lentamente.
quando mia nonna aveva ancora una memoria e
fazzoletti racchiusi in una manica.
quando avevo croste di sangue nei gomiti e ginocchia
e le corse erano furbe e senza logica.
quando dovevo salire scale ripide per dormire, mangiare e rotolare
e quando saltavo dal letto,
piccolo e incosciente.
quando ombrelloni erano killer, l’altra estate,
mi sembrava che la felicità avesse una certa costanza.
quando mio padre aveva i baffi
ed ero più basso di lui
e mi regalava pupazzi non troppo buoni.
quando non ero un buon commediante
e sfuggente come amante.
quando aveva un senso scrivere
di favole e storie non troppo vere.
quando la malinconia era bandita o
quando era innocua.
o quando un giorno  finirò di scrivere il mio libro più bello
e quando mia moglie mi applaudirà
e mi amerà per le parole
e per i miei sorrisi migliori.
e si lamenterà per il mio disordine.
o per il mio ozio.
o quando non avrò una moglie.
e quando mi fregheranno con un matrimonio.
e quando correrò il rischio di rimanere fregato mezzo mondo lo saprà.
e quando sarò sfuggente.
e quando capirò.
e non avrò paura di incubi e favole.
e quando scriverò serenamente mentre i ricordi si placheranno.
e quando tutto avrò un senso di pace.
e tutto avrà un senso senza troppe testate.
forse diventerò più buono e giudizioso.
e capirò.
sì,
ma quando?? 
 
non mi faccio capire alle ore | 19:13 | commenti (5)?


mercoledì, novembre 01
 

un titolo non troppo funereo.

e alla fine tornano sempre i morti.

mentre baci qualche pollastra vicino al lago
o mentre la nazione festeggia la vittoria di non so cosa.
ti entrano dentro come se non fosse solo un ricordo, il loro.
come se esistesse un dopo, dopo la morte.
e mentre sei distratto, loro tornano.
i miei morti hanno le lacrime facili e i buoni sentimenti.
non ritornano molte volte durante l’anno.
sono discreti e non minacciosi.
nei giorni di festa cantano e ascoltano ottima musica.
non amano le macchine pesanti e di lusso.
e bevono del buon vino rosso, mangiando castagne bruciacchiate.
i miei morti sono lisci e lievi.
non hanno vermi nei loro corpi.
si siedono davanti a me e ai miei dubbi
e aspettano lì, pazientemente
che se mi ubriaco, loro ridono.
e se faccio il pazzo, non mi bacchettano troppo.
non divento troppo cattivo da ubriaco.
non divento troppo pazzo nei momenti di follia
loro si vestono come se non fosse mai lutto.
che i funerali non piacciono a nessuno.
mentre combino guai o reagisco al dolore con apatia
stanno lì. buoni.
non cantano inni o fischiano alle mie sconfitte.
sono nel mio cuore e nei miei occhi.
non sono invadenti.
 ella fine loro tornano sempre.

mentre bacio qualche pollastra
o la nazione festeggia la vittoria di non so cosa.
e in quei momenti loro sono vivi, senza menzogne.
sono lisci e lievi.
e sono miei.
non mi faccio capire alle ore | 18:25 | commenti (2)?